800px Lahiri Mahasaya

 COME SI ARRIVA ALL'IMMOBILITA' DI UN ASANA

di Shaula Alessia Latini

 

Culture diverse

Paese che vai usanza che trovi, moglie e buoi dei paesi tuoi. I proverbi non nascono a caso. Gli schemi si instaurano in base anche ai luoghi , le razze, le culture.

In occidente è tutto così veloce, frenetico. Dalla sveglia la mattina per accompagnare i bimbi a scuola, alla preparazione dei pasti ed il suo ingurgitamento, al lavoro, al trovar tempo per poter leggere un libro, ed anche male. Tutto di corsa ,e noi siamo cosi tutti di corsa ed i nostri gesti sono veloci ,sincopatici. Se vediamo le culture asiatiche sono al contrario calme e lente , i loro ritmi sono lenti i loro movimenti sono lenti.

 

Le movenze nella pratica

La pratica nelle attività sportive è sempre sostenuta , compulsiva , per arrivare al risultato competitivo, per creare una maschera, riempire un ahankara debole, per dire io sono un atleta che sa fare, perché cosi ci vediamo in antakarana il film che ci facciamo per compiacere gli altri e farci accettare nel giudizio degli altri.

Semplicemente dobbiamo esser noi stessi , saggi .

Nell’immobilità c’è anche la velocità ma soprattutto c’è la chiave per osservare consapevolmente.

La pratica dello hatha yoga porta lo spazio cosciente del corpo( cioè il corpo degli schemi acquisiti e quindi impressi nella coscienza nell’inconscio) ad esser osservato a lungo dalla mente consapevole ( che focalizza assorbe e nutre nuova coscienza , rompendo gli schemi precedenti) .ll tempo necessario lo ho già accennato dovrebbe esser 3 ore al giorno per 9 mesi, cosi creo un nuovo schema.

Nelle pratica abituale, una lezione è di 1 ora o poco più e si tengono le posizioni dai 30 secondi ai 3 o 6 minuti e già così si hanno progressivamente dei mutamenti, primo tra tutti di attenzione, di stabilità emotiva, di attivazione circolatoria e respiratoria. Dall’immobilità entro in asana. Perfetto osservatore da dentro.

Dinamicamente arrivo in asana

All’immobilità dell’asana si arriva attraverso il movimento. La qualità del movimento è importante.

Se mi muovo in modo convulso entrerò male nella posizione e non riuscirò a tenerla a lungo. Inoltre se in più ci sono delle somatizzazioni ed anche il mio respiro non è spontaneo ,il movimento sarà bloccato.

Quindi importante arrivare in asana con il giusto , atteggiamento mentale , il fluido e lento movimento fisico e la giusta attivazione respiratoria.

 

Le fibre muscolari

Perché fare dei movimenti lenti mi aiuta ad entrare nella posizione.

Sicuramente muoversi lentamente è più piacevole.

Ma il motivo è prettamente dovuto al fatto che andrò a muovere in modo giusto le strutture muscolari .

Le strutture muscolari sono formate da :fibre striate bianche ,volte ai movimenti veloci e potenti messe in atto dal sistema volontario, poco nutrite da ossigeno; e da fibre rosse atte per i movimenti lenti, mosse dal sistema involontario, irrorate di ossigeno e sangue, prana.

Quindi ne conviene se mi muovo lentamente attivo le fibre rosse che muoveranno le catene posturali per prendere la posizione che potrò tenere per minuti se non ore comodamente.

Se invece mi muovo velocemente attivo le fibre bianche e quindi mi stanco.

Somatizzazioni e blocchi

Prima di iniziare la pratica è buono scaricare le tensioni e quindi le somatizzazioni donando qualità al respiro , calma e presenza alla mente organica .

Buono quindi sospirare per sbloccare gli sterno cleido mastoidei a livello sottile, la mia parola,tutto cio che si accumula sulle mie spalle , poi sbadigliare per sbloccare il plesso solare, il mio emotivo e stirarsi come un gatto che prova piacere.

In effetti notiamo in persone particolarmente ansiose movimenti a scatto , gambe che traballano, tic vari , sono tutti gesti per scaricare le tensioni gli accumuli emotivi. Questi scarichi spontanei sono mossi dai nagadi vayu i soffi inferiori per purificare .

Il respiro

Quando inizio una sequenza prima di entrare in una posizione faccio sicuramente una foto al mio respiro. Lo osservo così come è , poi lo osservo meglio ed entro in esso , mi identifico in esso.

Il respiro collega la mente al corpo e quindi rende più facile il movimento.

Il movimento è mosso dal respiro, ma il respiro ( come nel Kriya Yoga , fa da carriola ad una mente tamasica la accompagna nel circuito ma poi viene sganciato dalla mente che fulminea vola via ) poi si adegua alla posizione e si sgancia rimanendo comunque fondamentale per la tenuta della posizione stessa, più intenso per posizioni di forza più lieve nelle pratiche meditative e posizioni neutre e di assorbimento.

Un esercizio per scaricare

Tala Kriya

In piedi ,piedi paralleli, portando avanti il piede destro ci carico il peso del corpo alzando le braccia verso l’alto allungo ispirando , rientrando poi il piede destro scendo espirando con un sospiro per la bocca velocemente con il busto le braccia che pendolano la testa rilasciata, resto giù qualche istante poi spingendo bene con i piedi in terra e tirando con le mani e le braccia ritorno su con il busto. Ripeto l’esercizio diverse volte anche alternando lo spostamento dei piedi. Osservo poi il divenire del respiro e poi il rilasciamento avvenuto.

Un esercizio ultrarallentato.

Ardha chandra in piedi

Piedi paralleli osservo il radicamento, rilascio le spalle le mani sono lungo i fianchi. Comincio a percepire il piatto della scapola destra la sua mobilità mentre accenno un primo lentissimo movimento per muovere la spalla mentre la mano destra allungandosi scivola più in basso per attivare più facilmente il movimento. Inspirando il braccio lentissimamente sale , progressivo lento senza forzare, all’altezza della spalla l’avambraccio piano rotea attivando la torsione della mano e del braccio che continua poi lentamente a salire fino ad arrivare vicino alla testa, rilascio un pò la spalla.Osservo ogni punto del mio braccio il mio fianco destro. ll piede sinistro affonda nel tappetino mentre il bacino si comincia lentamente a spostare verso destra espirando e mi allungo sempre lentissima verso sinistra con il braccio destro. Sono in asana. Tengo la posizione cercando di eliminare le tensioni inutili, osservando ed allentando gli antagonisti, respirando regolarmente. Raggiunto un buon grado di soddisfazione della posizione rientro con il bacino verso sinistra facilitando cosi il rientro del braccio destro. Tutto questo con una lentezza assoluta forse anche superiore all’andata proprio per non perdere lo spazio interiore che abbiamo raggiunto.Rientrato il braccio lungo il corpo mi abbandono in quello che è il momento più importante , l’ascolto, l’assorbimento dell’esercizio quello che lavora nell’incoscio, cio che memorizza. Ascolto il nettare vitale che scorre , il prana , la vita il calore.

Ripeterò sul lato opposto.

 

 

 

respirare yoga

di Shaula Alessia Latini

Respiro quindi vivo

Il grembo materno è il nostro primo macrocosmo.
Di nostra madre: il battito cardiaco, il ritmo del respiro, il silenzio e i suoni ovattati, i contatti fisici nell'utero.... un vero e proprio mondo.
Nel momento della nascita diveniamo progressivamente individui, con il primo respiro entriamo nel mondo esterno e il respiro sarà l'elemento fondamentale che ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, la quale terminerà proprio con l'ultimo alito, l'ultimo respiro.

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Dalla stabilità, dal respiro ,alla posizione.

Di Shaula Alessia Latini

Asana significa stare comodi, portare la vita consapevolmente all’interno del corpo. Quindi non atteggiamo il corpo in una forma esterna ma lo riconosciamo come luogo dove troviamo  il principio della vita.  Per fare ciò, trovare la vita nel corpo la nostra sequenza  dovrà essere armonica attraverso la presenza di elementi  essenziali.

7514847di Shaula Alessia Latini

shiva tigre

di Shaula Alessia Latini

Yoga è Mente, Tutto è Mente

Lo yoga si fonda sul principio che tutto è mente.
La mente nello stato di veglia ha uno stato di coscienza, mentre durante il sonno si hanno altri stati di coscienza: sonno senza sogni, sonno con i sogni.
La realtà che percepiamo intorno a noi è elaborata dalla nostra mente cosciente.
Ma ognuno di noi, percepisce una realtà tutta sua, filtrata e registrata dalla propria mente.