respirare yoga

di Shaula Alessia Latini

Respiro quindi vivo

Il grembo materno è il nostro primo macrocosmo.
Di nostra madre: il battito cardiaco, il ritmo del respiro, il silenzio e i suoni ovattati, i contatti fisici nell'utero.... un vero e proprio mondo.
Nel momento della nascita diveniamo progressivamente individui, con il primo respiro entriamo nel mondo esterno e il respiro sarà l'elemento fondamentale che ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, la quale terminerà proprio con l'ultimo alito, l'ultimo respiro.

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Dalla stabilità, dal respiro ,alla posizione.

Di Shaula Alessia Latini

 Obiettivo:

Asana significa stare comodi, portare la vita consapevolmente all’interno del corpo. Quindi non atteggiamo il corpo in una forma esterna ma lo riconosciamo come luogo dove troviamo  il principio della vita.  Per fare ciò, trovare la vita nel corpo la nostra sequenza  dovrà essere armonica attraverso la presenza di elementi  essenziali ;

In primis la consapevolezza ed osservazione della mente,  la stabilità degli appoggi, l’attivazione del respiro ,la capacità di entrare attraverso movimenti  lenti segmentati nella posizione per raggiungerla così in modo ottimale da subito , stare poi nell’immobilità di asana e condurvi  prana, la vita.

Un asana si prende quindi  con i giusti equilibri , comodità, serenità , piacere.  Quando sono in asana porto la vidya(consapevolezza)  immediata e pura, osservo cosa accade e cosa ho capito e come posso migliorare.

 Si stabilisce anche una forte stabilità emotiva ,la mente ,che è abituata a correre libera, nel silenzio e nell’immobilità si rigenera  e  nel cambiamento   attraverso gli asana si muove   verso  forme nuove e piacevoli rompendo  i vecchi schemi.

L’immobilità e il  baricentro del respiro.

Un asana si raggiunge dal movimento , perché  è un movimento mancato. Movimenti  lenti ci accompagnano alla presa della posizione.

Attraverso l’immobilità percepiamo la vita all’interno del corpo. La vita è ritmo, e questo ritmo pulsante lo  riconosciamo nell’addome , li dove  la vita fluiva da  nostra madre attraverso il cordone ombelicale .Il respiro scandisce questo ritmo e quando arriviamo stabilmente nella posizione  comodi siamo al centro di noi stessi, il baricentro, al confine tra l’equilibrio fisico e il mondo di prana, questo ritmo ci fa passare dal mondo  grossolano al mondo di prana.

Il corpo come spazio di potere della mente.

Oggi troppo spesso la mente fagocitata dal corpo sociale latita dal corpo che sentendosi trascurato si trascina, si ammala. Possiamo dire che la mente  utilizza il corpo per manifestarsi in questo piano di esistenza. Attraverso lo hatha yoga e gli asana il corpo diviene  un luogo di potere dove riusciamo finalmente con la consapevolezza   ad osservarlo e percepirlo , dove riusciamo a portare il prana, la vita , dove vogliamo noi. Manas shaktmat prana ,la mente guida e conduce il prana.

Ogni posizione presa sarà una visione profonda , un contatto voluto con il proprio corpo in quanto saranno posizioni inusuali fuori dalle regole  che rompono gli schemi donati da Prakriti , la natura( genotipo ), e anche quelli acquisiti durante la vita ( fenotipo), lavorando  consapevolmente nel profondo,  facendo una  strada nuova, arrivando alla coscienza, cambiando . 

 Se teniamo  a lungo un asana, cambio l’attività circolatoria, le articolazioni si ammorbidiscono, i muscoli si allungano e si irrorano di sangue nutrito da ossigeno  rosso vivo come il prana.  Il respiro si adegua alla forma del corpo e si riequilibra.  Lo spazio emotivo si riequilibra.

Cosi facciamo  Yoga Vidya, focalizziamo,  vediamo   la realtà della manifestazione, fuori dall’illusione. Siamo radicati in noi stessi .

 Diveniamo osservatori  della creazione ,  osservatori dell’interno oltre che dell’esterno. Usciamo dal sogno, dalla avidya ( non consapevolezza) diveniamo  un Chakrawartin,   colui che siede come un re , il perno fisso  della ruota che gira .

 

Sequenza

Sukkasana (la posizione dolce)

Obiettivo: entrare  in contatto con le basi di appoggio , armonizzare il respiro , centrarsi.

Ci sediamo a terra incrociando le gambe . Il respiro è impreciso, non osservato. Facciamo una foto così come si palesa , percepiamo pesantezza anche sul corpo e sulle spalle , un fardello che cominciamo a togliere di dosso attraverso degli scarichi  respiratori attivi, vere e proprie uscite di sicurezza  del nostro corpo emotivo.  Quindi sospiri ampi , anche con la voce, sbadigli smorfie. Con i pollici appoggiati su mento ed il resto delle dita dietro la nuca tracciamo ispirando un massaggio lungo tutta la mandibola fino alla mascella ed allentiamo  le tensioni tra le arcate dentarie. Sentiamo che le spalle , il collo , la gola cominciano a rilasciarsi. Agiamo in tal, modo sul centro Vishuddu ,il purificatore, dove viene purificato il pensiero. Abbondoniamo  il vissuto scarichiamo pensieri parassiti.  Accomodiamo  intanto la posizione percepiamo il contatto con gli ischi che penetrano a terra, le ginocchia cadono verso il basso e la colonna segue la sua fisiologica forma ad esse . Il mento leggermente verso la gola, la testa regale appoggiata sul collo. La presa di consapevolezza della stabilità ci porta  nella centratura interiore. Il respiro con gli esercizi di scarico ha iniziato a prendere una forma più fluida ma non basta ancora; lo rendiamo ancora più raffinato e per questo cominciamo a stirarlo nelle sue due fasi , diviene un armonico flusso ed osserviamo che l’espirazione diviene più lunga ed alla cui fine si crea una pausa a vuoto molto gradevole, potremmo dire:  “ una sospensione che tocca il magico”. In questo spazio di silenzio ed immobilità la mente si trova a suo agio e spazia libera rigenerandosi come durante lo stato di sonno senza sogni. Con un profondo respiro usciamo dalla posizione. Stiramenti  di piacere e poi ci ricompattiamo  per rientrare nel corpo.

Jatara Purna rechaka Kriya.  Espirazione profonda .

Obiettivo: Attraverso un azione diretta sull’espiro purifico il respiro e  lo rendo vitale . Indirettamente agisco   sull’ inspiro che diviene passivo.

Distendiamoci supini. Portiamo il corpo in contatto con  madre terra, che lo accoglie. Muoviamo un pò tutto per percepire la sagoma a terra, la colonna , l’appoggio della testa li dove girano i capelli. Le gambe sono flesse con i piedi radicati a terra. Le braccia lungo il corpo ed anche le mani ben aperte con il palmo rivolto verso il basso, ci  ancoriamo allungando i polpastrelli.

Troviamo contatto con il respiro e quando ci sentiremo a  nostro agio con l’inspirazione lentamente allargheremo il braccio destro dall’esterno strisciando sul pavimento  per allungarlo verso  l’alto. ( prima frazioneremo il movimento non compiendolo intero ma solo per metà)teniamo bene l’addome per fermare la zona lombare a terra . Terminata l’inspirazione il braccio sarà a terra  quasi vicino alla testa. Rilasciamo  la spalla se la sentiamo contratta. Con l’espiro che segue prendiamo la forza dal perineo , dal basso ventre dai muscoli sterno cleido mastoidei per tirare su le spalle, comunque rilasciate, da terra allungando lateralmente tese le braccia verso sinistra con il dorso delle mani a contatto, anche la testa seguirà il movimento delle spalle e chiuderemo il mento verso la clavicola sinistra. L’espirazione attiva sarà profonda completa  per le narici , coinvolgendo tutto il fianco sx  che crea  appoggio ,stringiamo basso ventre perineo,ugualmente  l’emitorace sx, fino alle clavicole. Restiamo in questa ritenzione a vuoto  finchè  non percepiamo la necessità di inspirare ed allora ci abbondoniamo pesantemente a terra lasciando fare tutto al respiro. Un onda infinita e lunga ci pervade. Ripetiamo qualche volta lasciandoci ad ogni inspiro  inspirare dal divino. E’ un inspiro di vita di prana. Osserviamo la mobilità respiratoria , percepiamo  la vita in tutto il lato sinistro. Ne faccio coscienza. Ripetiamo sul alto opposto.

Osserviamo il movimento del respiro che prenderà una forma circolare armonica che toccherà  tutti i principali centri psichici .

- Centro psichico tra le sopracciglia alla radice del naso,  lo dobbiamo  indentificare  non con il punto fisico bensì con la parte sottile, li dove percepiamo  gli odori, un punto algido e fresco.

- Centro psichico del petto, l’osservazione spontanea del cuore. La vidya,

- Centro psichico dell’ombelico, legato alle viscere, al vegetativo. Il centro di noi stessi.

Ognuno di noi andrà ad osservare che gli si evidenzierà uno dei punti rispetto agli altri. Li porterà l’osservazione e l’attenzione durante la pratica percependo un’onda di forza vitale che si irradia come un sasso gettato in acqua, vitalizzando dappertutto.

Setuasana. Il ponte

Obiettivo : stabilità degli appoggi a terra, frazionamento della mobilità della colonna, leggerezza nella posizione  , sviluppo del  respiro addominale.

Dalla posizione precedente mantenendo le gambe flesse i piedi sono a terra ben radicati nel tappetino, le braccia le manteniamo lungo il corpo, le mani con il palmo ben aderente a terra. Prendiamo contatto con i nostro respiro. Quando ci sentiremo pronti con la fase inspiratoria solleviamo di poco il bacino da terra prendendo la forza dai piedi dal perineo e dalle mani che spingono a terra. Il naso spinge verso il pube. Espirando riscendiamo lentamente partendo dall’alto fino a riportare a terra la lombare.  Gradualmente  il movimento lo allunghiamo insieme al respiro e saliamo più in alto con il bacino. Inizia il respiro inizia il movimento ,finisce il respiro finisce il movimento. Con la fase inspiratoria  ci  muoviamo  per mantenere la posizione statica. Il respiro ci accompagna , le basi di appoggio solide , mani , piedi , il piatto delle scapole, le spalle, la nuca allungata e la testa  sostengono la posizione. Il  ventre ,i  trasversali addominali il perineo sono mantenuti per sostenere e riempire la zona lombare. L’espiro crea un onda che radica la posizione e preanima  leggerezza donando al corpo la spinta verso l’alto. Eliminiamo ogni tensione inutile. Sospinti dal respiro consapevole che diviene sempre più corposo . Osserviamo la stabilità. Per rientrare  lentamente  espiro e srotoliamo lentamente dall’alto la colonna che  si riappoggerà a terra leggera come una piuma.

Osserviamo  l’ampiezza del respiro addominale. Ci nutriamo di questo nettare vitale che nutre  il centro psichico dell’ombelico,  l’emotivo.

Apanasana la posizione dell’acqua.

Obiettivo: compensazione in chiusura della posizione precedente, raccogliamo il nutrimento di prana. Osserviamo  il respiro addominale osserviamo la stabilità negli appoggi e la dinamica fisiologica del respiro.

Dalla posizione precedente raccogliamo le gambe verso l’addome e le abbracciamo afferrandoci o le mani o i gomiti, il piatto delle scapole è ben a terra e le spalle basse . La testa la manteniamo distesa, il sacro è aderente a terra . Rilasciamo ogni tensione ( spalle, bocca , gola, viso). Lasciamo pulsare il nostro respiro nell’addome leggero spontaneo. Come un onda il respiro ci muove, con l’inspirazione percepiamo la zona lombosacrale che aderisce a terra e la nuca si allunga ,con l’espirazione percepiamo il coccige che spinge verso terra e la cervicale si rilascia nella sua spontanea lordosi. Assorbiamo il nutrimento della posizione nel naturale movimento fisiologico del respiro. L’espiro crea la base di appoggio e ci  porta nel mondo di prana, l’inspiro alleggerisce la posizione e ci apre.

Riappoggiamo i piedi lentamente a terra osservando  il piacere di sentirli radicati  a terra.

Ci allunghiamo e passiamo distesi a terra lateralmente e aiutandoci con i gomiti e le braccia saliamo su seduti  mettendo la gamba sinistra  in Siddhasana  , tallone al perineo e la destra in Vajarasana  allungando bene dietro il collo del piede.

Torsione dolce in ardha siddha ardha vajarasana.

Cominciamo a sistemare bene la base di appoggio, allentiamo la mobilita dell’anca destra espirando spingiamo in avanti il bacino, sollevando inguine e gluteo , ispirando riappoggiamo a terra  , se il gluteo destro  ancora non poggia bene a terra possiamo mettere un supporto sotto la natica opposta. Stabilizziamo bene il contatto , ad ogni ispirazione percepiamo  bene l’ascesa  verso l’alto della testa , la colonna si allunga e lieve spinta al centro del nostro addome che fa scendere verso il basso la radice. Espirando si evidenzia il radicamento a terra . Trovandoci comodi e stabili nella fase inspiratoria andiamo a ruotare progressivamente  verso sinistra con gli occhi il naso che trascinano la testa, la cervicale, la dorsale e parte della lombare in torsione, la mano destra andrà sul ginocchio sinistro.

La mano sinistra è ben aperta ed allungando le dita la appoggiamo a terra alleggerendo  la rotazione ed allungando il trapezio sinistro. Fermandoci ci appoggiamo comodi e respiriamo ampiamente guardando dietro e percependo il costato che si allarga , il radicamento a terra con l’espirazione e con l’inspiro  la colonna che si eleva verso l’alto. Quando riteniamo soddisfatta la posizione rientriamo lentamente. La posizione modificata , integra lo schema psichico del passato accogliendo quello presente. Invertiamo il lato.

Breve passaggio in ardhapashimottanasana

Passaggio in piedi attraverso padahasthasana. Spingiamo con i piedi a terra il bacino spostato  in avanti solleviamo la colonna vertebra per vertebra, per ultima la testa.  In piedi  oscilliamo, il  tallone che segue la linea dei glutei, alluce ben a terra.  Allunghiamo il collo del piede destro indietro per qualche respirazione  e poi riportiamo a posto la pianta a terra. Altri stiramenti del piede allungandolo avanti lasciando il ginocchio leggermente flesso. Prendo questa nuova percezione del mio piede a terra. Ripetiamo sul piede sinistro. Alla fine sentiamo entrambi i piedi a terra.

 

Krya Terra - Cielo

Obiettivo: Stabilità sui piedi, leggerezza  .Purificazione della mente .

 I piedi sono larghi quanto il bacino  ben radicati a terra .Manteniamo gli occhi aperti  con lo sguardo all’orizzonte, allunghiamo le dita delle mani lontano e saliamo con le braccia lateralmente tenendo bene rilasciate le spalle, le braccia andranno vicino la testa o comunque li dove percepiamo comodità e mobilità di spalle  e testa. Ci allunghiamo con le braccia tirando dalle dita delle mani e stiriamo. Durante l’inspirazione allargando la schiena la colonna cervicale si allunga ,la testa è regale e mantenendo la cintura addominale controllata  gonfiamo la zona lombare .Rilasciamo le anche  e le cosce. Nella fase dell’espirazione contraiamo il perineo il basso ventre per stringere le costole, il bacino si appoggia sulle gambe. Il respiro  sostiene la posizione .Creiamo  un circuito di prana ( Kriya mentale), dai punti marman dei piedi , Tala hidraya il cuore,  li dove sono i cuscinetti,  percepiamo come due sfinteri che si aprono e si chiudono.

 I piedi a contatto con madre terra come se fossero delle radici,  prendono la vita  ci aiutiamo donandogli un colore rosso come il magma . L’immaginazione creativa ed inizialmente il respiro ci aiuta a percepire il prana che  attraversa le nostre gambe fino a due dita sotto l’ombelico e riempire il kanda, l’utero pranico. Poi sospingiamo  verso l’alto questa corrente fino al cuore,  alla gola  ,passando per il braccio destro e sinistro   e fuori uscendo luminosa dal cuore delle mani  al cielo. Il prana  muove nel nostro corpo , cominciamo a sentire  calore. Manifestazione del prana. Continuando il nostro circuito lo  conduciamo al contrario dal cuore delle mani  a madre terra.  Percepiamo un forte senso di stabilità. Respiriamo profondamente  ed allungandoci  seguendo il movimento fisiologico del respiro. Chiudo il circuito , prima di uscire dalla posizione  la porto ad un punto estremo con un’ultima inspirazione  trattenendo  e poi  usciamo lentamente tornando al centro ed abbassando lentamente le braccia .

Allontaniamo le dita, delle mani per stirare un pò il trapezio. Osserviamo qualche istante.

Discesa passando per padahastasana abbandonandoci bene vero il basso, percepiamo tutto attratto dalla terra, la colonna si allunga, le gambe flesse accolgono l’addome , il viso è appeso. Scivoliamo in ginocchio.

Ci distendiamo a terra proni nella posizione di makarasana, il coccodrillo. Gambe  larghe con i piedi che cadono con le punte all’esterno. Mani una sopra l’altra appoggiamo la fronte.  Osserviamo  e sistemiamo le basi di appoggio oscilliamo il bacino.

La sfinge (ardha Bhujangasana)

Obiettivo: Frazioniamo in modo rallentato il movimento per mantenere con leggerezza asana.

Dalla posizione precedente , possiamo  lasciare le gambe leggermente divaricate come prima e sistemiamo il bacino. Le mani sono sotto le spalle , e ben aperte a terra si allungheranno per spingere insieme ai gomiti a terra e far emergere la testa ed il busto da terra. Il movimento in inspirazione sarà ultrarallentato. Raggiunto quella che risulterà la posizione comoda la manteniamo.  Il respiro , il baricentro nell’addome ci sostiene insieme agli appoggi forti ed in allungamento delle dita delle mani. L’inspiro solleverà leggera la nostra  testa , l’espiro rilascerà percependo bene il bacino a terra. Percepiamo pulsare il nostro addome, il calore ,siamo al centro di noi stessi,  il ritmo del respiro ci lascerà entrare nella mondo di prana. La posizione lentamente si scioglie , rilasciando di nuovo le mani sotto la fronte in makarasana( o se abbiamo disturbato la zona lombare pugni chiusi nell’ addome) ed assorbendo il nutrimento.

Scivoliamo indietro in vajarasana.

Il corpo di pietra.

Da Vajarasana prendo e scivolo lateralmente in sukkasana  trovo bene stabilità, basi di appoggio oscillo con il bacino , il torace che si appoggia sul tronco, le spalle basse , le mani in grembo o sulle ginocchia. Rilasciamo il viso, la bocca. Portiamo  l’attenzione al corpo nelle sue parti tutte rendendole pesanti  e lo avvertiamo come una massa densa ed omogenea. Entreremo nell’osservazione del respiro nelle sue fasi , Il respiro sarà lieve e lo percepiremo inspirando algido ed unico  che allunga la nostra  colonna e la testa è aspirata verso l’alto , espirando duale e caldo scivola verso il pavimento ed accompagna il  lieve rilasciamento della testa e delle basi di appoggio donandoci  stabilità  . Ci abbandoniamo al  respiro leggero e continuo ,alle sue pause .  La mente diviene lucida e veloce .La pesantezza  del corpo  come un guscio di pietra trova la vita nel  respiro . Il corpo diviene leggero e percepiamo l’espansione verso l’esterno di corpo di luce che va di ben oltre quello grossolano . Come una clessidra il respiro ci traghetta dal mondo materiale al mondo di prana.

 Con un inspiro che ci  riporta al grossolano  e che tratterremo qualche istante ci apriremo poi sospirando al mondo esterno.

 

7514847di Shaula Alessia Latini

shiva tigre

di Shaula Alessia Latini

Yoga è Mente, Tutto è Mente

Lo yoga si fonda sul principio che tutto è mente.
La mente nello stato di veglia ha uno stato di coscienza, mentre durante il sonno si hanno altri stati di coscienza: sonno senza sogni, sonno con i sogni.
La realtà che percepiamo intorno a noi è elaborata dalla nostra mente cosciente.
Ma ognuno di noi, percepisce una realtà tutta sua, filtrata e registrata dalla propria mente.